Marcovaldo

Our first guest post is by Michael Skolnick. If you are interested in sharing a story on the Web site please submit your story and/or pictures. It doesn’t have to be written in Italian, but bravo to Michael for sharing his story in Italian.

Quest’estate, un amica mi ha affidato il libro “photo” di Italo Calvino. Lui era un grande scrittore italiano dal ventesimo secolo. Marcovaldo fu pubblicato nel 1963. Il libro e’ sottotitolato “Le Stagioni in Citta’,” perche’ e’ diviso in quattro raccolte, ognuno associati con una delle quattro stagioni dell’anno.

Il primo gruppo e’, naturalmente, chiamato “La Primavera.” Il protagonista, Marcovaldo, e’ un manovale. Non e’ ben addatato alla vita nella citta’. Non vede le cose che costituiscono la vita urbana: i semafori, le vetrine, i manifesti. Invece, ha un occhio per i dettagli naturali. Una piuma che si impiglia in una tegola, oppure una foglia che ingiallano su un ramo.

Scopre proprio vicino alla fermata del tram un piccolo orticello con funghi (veramente una striscia d’aiuola d’un corso cittadino). Nessun altro, ad eccezione di uno spazzino, ha notato l’esistenza dei funghi. Marcovaldo non vuole rivelare dove si trovano, nemmeno ai suoi figli. Aspetta un bel temporale, dopodiche’ anticipa un grande raccolto e una bella frittura. Il temporale arriva, ma quando Marcovaldo ed i suoi figli vanno a raccogliere i funghi, trovano lo spazzino. Lui ha gia’ un cesto pieno di funghi. Il racconto si conclude con tutti in ospedale, perche’ i funghi sono velenosi. La natura non e’ cosi’ benevola come pensava Marcovaldo.

Scritto nel 1963 si vedono parecchi parallelIi fra Marcovaldo e il film del grande regista Michele Antonioni, Deserto Rosso (1964). Molti artisti negli anni sessanta erano fissati con la distanza fra l’uomo e il suo ambiente. Anche l’urbanizzazione e la perdita d’un contesto naturale nel mondo moderno. Questo e’ un tema centrale in Marcovaldo ed il film Deserto Rosso. Li raccomando, tutti e due.

 

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